Le onde d’urto focalizzate

A cura della Dott.ssa Michela Tordiglione

Il trattamento con le onde d’urto è stato introdotto in medicina già negli anni ’80 nel trattamento della calcolosi renale. Dopo approfondita sperimentazione, si è passati all’utilizzo di uno strumento analogo, basato sugli stessi principi fisici, per il trattamento di diverse patologie dell’apparato locomotore: ossee e muscolo-tendinee.

Le onde d’urto (ESWT Extracorporeal Shock Waves Therapy) sono delle onde acustiche caratterizzate da una breve durata ed una elevata pressione.

L’impiego delle onde d’urto in ambito ortopedico avviene con azione ed effetti terapeutici completamente diversi da quelli sui calcoli renali.

Alle intensità utilizzate a scopo terapeutico l’effetto delle onde d’urto non è distruttivo, semplicemente I tessuti quando attraversati dall’onda d’urto subiscono una sollecitazione in grado di promuovere una serie di reazioni biochimiche e cellulari responsabili dell’effetto terapeutico.

Le formazioni calcifiche che spesso si riscontrano in sede di flogosi tendinea, non sono paragonabili per consistenza e composizione ai calcoli renali. Nel caso delle calcificazioni tendinee il meccanismo che porta alla loro scomparsa dopo trattamento con le onde d’urto non è legato ad una azione di sgretolamento, bensì ad un riassorbimento per attivazione di processi biochimici locali.

In pratica gli effetti sono sostanzialmente: antiinfiammatorio (produzione di mediatori biochimici locali), effetto trofico (rilascio di fattori di crescita e fattori angiogenetici che favoriscono un incremento della microcircolazione), effetto analgesico (legato in parte all’effetto antiinfiammatorio e in parte per azione diretta sulle fibre nervose dolorifiche)

L’onda d’urto dunque è in grado di produrre un effetto trofico tissutale che spesso porta alla guarigione della patologia infiammatoria e/o degenerativa. L’applicazione dello stimolo fisico per i pochi minuti del trattamento serve solo ad innescare il processo biologico di rigenerazione tissutale che si completerà nel corso delle settimane successive.

Principali campi di utilizzo

In ambito ortopedico il principale campo di applicazione della tp con onde d’urto è rappresentato dalle patologie infiammatorie e degenerative dei tendini in particolare a carico della cuffia dei rotatori a livello della spalla (con o senza calcificazioni), nell’epicondilite (gomito del tennista) dolore di natura infiammatoria sulla parte esterna del gomito, nell’epitrocleite (gomito del golfista) dolore nella parte interna del gomito, nelle patologie del t.rotuleo del ginocchio (ginocchio del saltatore), nelle patologie del t. achille, e fascite plantare (la cosiddetta spina calcaneare dolorosa o sperone).

Trattamento

Ciascun ciclo di terapia prevede in genere 3 applicazioni (talvolta 4) con cadenza settimanale. Viene utilizzato un ecografo per andare ad individuare il bersaglio da trattare. Al termine del ciclo terapeutico è necessario attendere qualche settimana prima di valutare i risultati della terapia.

Controindicazioni

In alcune condizioni il trattamento con onde d’urto non è indicato. In particolare non può essere utilizzato se la patologia scheletrica è localizzata in prossimità di tessuti delicati, come ad es la regione del torace, dove le onde d’urto possono provocare effetti lesivi ai polmoni. Esclusi dal trattamento sono i soggetti con disturbi della coagulazione o che assumono anticoagulanti orali e le donne in gravidanza.

Ulteriore controindicazione è rappresentata dalla presenza di infezioni o neoplasie nella zona di trattamento, e dalla cartilagine in accrescimento in prossimità della sede da trattare.

Particolare cautela nei portatori di PM poiché il macchinario che genera le onde d’urto potrebbe interferire sul corretto funzionamento del dispositivo cardiaco.

La terapia con onde d’urto può causare dolore nel momento in cui viene somministrata. E’ comunque solitamente ben tollerata e non è necessario l’utilizzo di anestetico.