Dieta mediterranea: un modello ecosostenibile

Articolo a cura della Dott.ssa Filoni Daniela Nicole

A partire dal 1950, ogni 7 aprile viene celebrata la Giornata Mondiale della Salute (World Health Day). Quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha deciso di dedicare questo importante giorno al tema “Insieme per la salute. Al fianco della scienza” (“Together for health. Stand with science”), per sottolineare l’importanza della collaborazione scientifica per proteggere la salute delle persone, degli animali, delle piante e del pianeta secondo la modalità “One Health”, un approccio che adotta un’ottica di azione integrata con l’obiettivo di promuovere in modo sostenibile la salute delle persone (e non solo!) considerate come parte di un sistema più ampio, in quanto il benessere degli esseri umani, di tutti gli altri abitanti del nostro Pianeta (flora e fauna) e degli ecosistemi sono strettamente collegati e tra loro interdipendenti.

La dieta mediterranea, un modello ecosostenibile

In questo contesto, non possiamo non pensare alla Dieta Mediterranea, riconosciuta dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) come un modello alimentare ecosostenibile ed a basso impatto ambientale. Il modello alimentare mediterraneo, infatti, si basa sul consumo di prodotti a chilometro zero, in gran parte di origine vegetale, di stagione e “biodiversi”: analizzando tutti i livelli della piramide mediterranea, ogni categoria alimentare è rappresentata da una enorme varietà di prodotti. Pensate alle diverse tipologie di legumi, declinate anche a livello delle singole realtà territoriali. Nella Piana di Lucca, solo per fare un esempio, le varietà locali di fagioli sono ben diciassette!

Dieta mediterranea e salute

Perché parlare di Dieta Mediterranea? Perché da quando il biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys con il “Seven Countries Study” negli anni ’50 ha dimostrato gli effetti positivi dell’adozione di uno stile alimentare mediterraneo sulle malattie cardiovascolari, sono centinaia le pubblicazioni e le ricerche scientifiche che dimostrano l’impatto e i molteplici risvolti benefici di questa dieta sulla salute: una buona aderenza al modello dietetico mediterraneo, infatti, è associato a una minore incidenza di alcune tipologie di patologie metaboliche, oncologiche e neurodegenerative.

Non solo una dieta ma uno stile di vita

A testimoniare l’importanza della Dieta Mediterranea vi è l’approvazione, il 16 novembre 2010, all’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale da parte del Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale, che ha accolto la candidatura di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. Perché questo importante riconoscimento? Non solo per quanto già anticipato, ma anche perché il modello dietetico mediterraneo si configura come un vero e proprio stile di vita. Citando dal sito dell’UNESCO: “La Dieta Mediterranea costituisce un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni che spaziano dal paesaggio alla tavola, che comprendono le coltivazioni, il raccolto, la pesca, la conservazione, lavorazione, la preparazione e, in particolare, il consumo degli alimenti. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio, che consiste principalmente di olio d’oliva, cereali, frutta e verdura fresca o secca, una quantità moderata di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, nel rispetto delle credenze di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) riguarda più che i semplici alimenti. Essa promuove l’interazione sociale, dal momento che i pasti comuni rappresentano la pietra angolare delle usanze sociali e degli eventi festivi. Essa ha dato origine a un considerevole corpo di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. Si tratta di un sistema radicato nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e artigianali legate alla pesca e all’agricoltura nelle comunità mediterranee, di cui Soria in Spagna, Koroni in Grecia, il Cilento in Italia e Chefchaouen in Marocco sono esempi. Le donne rivestono un ruolo particolarmente vitale nella trasmissione delle competenze, nonché della conoscenza di rituali, gesti e celebrazioni tradizionali, e nella salvaguardia delle tecniche”.

Una nuova piramide alimentare

Recentemente la SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) ha pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases” una nuova versione della piramide alimentare mediterranea, che si fa portavoce – nel rispetto della tradizione alimentare che da sempre caratterizza le nostre mense – delle più recenti linee guida per una sana alimentazione dell’ente italiano CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e della revisione del 2024 dei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana), inserendosi quindi perfettamente nella tematica proposta quest’anno dall’OMS per la giornata mondiale della sanità. Recenti trend dietetici, spesso dettati dal marketing, così come la disinformazione, la produzione di alimenti elaborati già pronti per il consumo e i ritmi di vita frenetici, hanno deviato il nostro comportamento alimentare dal tradizionale modello mediterraneo, per cui riteniamo utile riportare la nuova proposta grafica della SINU progettata tenendo conto dei più recenti documenti scientifici in tema di nutrizione e salute elaborati dalle istituzioni e società scientifiche nel nostro Paese.